Steve Jobs, un imprenditore hippie: saper sognare è la sua lezione più importante

 In Storie

 

JObs

 

“Death is probably the best single invention of Life“, La Morte è probabilmente la miglior invenzione singola della Vita.

Nel suo leggendario discorso ai neolaureati di Stanford nel 2005  Steve Jobs, scomparso ieri all’età di 56 anni, con una memorabile lezione di vita (e di capacità comunicativa) aveva indicato come la brevità dell’esistenza e la sua fine, che propizia l’inizio di altre vite, facciano della morte un elemento rigenerativo. Fine e rinascita. Un buon motivo per non vivere la vita di qualcun altro, aveva detto. Esortando i ragazzi a non piegarsi al conformismo, ai dettami altrui, a seguire il cuore  e l’istinto nelle proprie scelte. Ad inseguire dunque un proprio sogno, restando affamati e folli.

Qui sotto il discorso a Stanford, in due video sottotitolati in italiano


Fra i tanti omaggi a Jobs in Rete, Italiani di Frontiera segnala  le preziose riflessioni di Leandrò Agrò, amico di IdF e innovatore visionario,  una straordinaria galleria di commenti e riflessioni in un video Forbes, un videoricordo su The Guardian. E’ anche il momento giusto per rivedere sul sito Rai l’interessante puntata di “Correva l’anno” di Daniele Cini, dedicata ad un parallelo fra Adriano Olivetti e Steve Jobs tutt’altro che arbitrario.

Affrontare il mercato con la capacità di guardare il futuro. Un tempo forse questo significava intercettare e intuire tempestivamente domande e necessità dei consumatori, che richiedevano un prodotto adeguato. In un mondo sempre più legato a beni immateriali, Steve Jobs,  ha fatto molto di più. Ha creato ripetutamente nuovi bisogni, realizzando prodotti così innovativi da aprire di volta in volta mercati che non esistevano.

Non si tratta solo di marketing rivoluzionario, Jobs ha costantemente superato le frontiere del mondo conosciuto, esplorando nuovi territori e dimostrando che nuovi prodotti, computer migliori poi via via congegni portatili sempre più sofisticati ma anche belli, non allargavano solo il business, amplificavano pure la nostra capacità di conoscenza, consapevolezza, interconnessione. Lo ha fatto coniugando talento imprenditoriale, straordinario gusto estetico, visionarietà. Ma anche trapiantando nell’hi tech il sogno di una società diversa, immaginata dalla controcultura californiana, dal movimento hippie. Innestando per paradosso in prodotti di consumo dei valori anticonsumistici. Essere un uomo d’affari restando un hippie visionario è stata la sua affascinante contraddizione.

Sono questi i temi su cui invita a riflettere Italiani di Frontiera, piccola idea partita dagli italiani di Silicon Valley e trasformata in un progetto giornalistico multimediale, inseguendo percorsi eccentrici, intrecciando fili preziosi per capire  il talento e forse il futuro. Incrociando tantissime persone straordinarie in America e in Italia (qui dall’archivio IdF l’incontro con Enza Sebastiani di Apple, che racconta di quando Steve Jobs presentò un suo video).

Think Out Of The Box è la parola chiave per tanti italiani di talento. Ragionare fuori dagli schemi, con un particolare gusto estetico del bello. E una straordinaria invisibile capacità, ereditata dalla nostra cultura, come ricorda Renzo Piano, di cogliere la complessità delle cose, articolare i ragionamenti, tessere arte e scienza assieme.

Figlio di un immigrato siriano, Jobs ha insegnato che questi sono ingredienti vincenti, per immaginare il futuro. Se uniti ad una incrollabile volontà e capacità di sognare. Come hanno fatto milioni di italiani partiti per altri mondi. Come hanno fatto i nostri padri, capaci di ricostruire e far volare un Paese distrutto dal fascismo e dalla guerra.

Sognare per cambiare e inventare il futuro:  è quel che dovremmo tornare a fare oggi anche noi. Dicendo grazie a Steve Jobs.

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