Matteo Renzi dagli italiani di Silicon Valley: per favore non parlate solo di startup ma di Rivoluzione Culturale

 In Storie

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Silicon Valley è prima che un distretto industriale un “luogo della mente”. Perciò è grande la speranza che la visita del premier Matteo Renzi in questi giorni nella Bay Area, possa rafforzare quel ponte di conoscenze e affari fra la culla mondiale dell’innovazione e l’Italia  non solo con scambi, progetti imprenditoriali e magari capitali ma pure con le idee.

Renzo Piano dice che i giovani devono partire e poi tornare, per capire il mondo ma soprattutto se stessi e il posto da cui sono partiti. Forse nessun luogo come Silicon Valley può fornire una formidabile chiave, per comprendere sia le potenzialità del BelPaese che le barriere culturali che deve abbattere al più presto.

Premiare chi sa immaginare il futuro, chi rischia e magari fa tesoro dei suoi fallimenti per arrivare al successo; valorizzare il talento specie quando è eccentrico e anticonformista; considerare  un’opportunità e non un pericolo non solo il cambiamento ma pure il successo di chi ci sta a fianco; facilitare in modo informale accesso e confronti anche fra chi è concorrente: questi modi di pensare diffusi nella Bay Area sono valori da adottare, di cui ha bisogno disperato non solo l’economia ma la stessa società italiana, per una Rivoluzione Culturale ormai indispensabile.

Le fondamenta di Silicon Valley affondano in un modello d’azienda aperta e creativa plasmato in un garage da Hewlett e Packard molto  simile a quello di Adriano Olivetti. E alcuni dei suoi principali protagonisti di oggi, come Sergei Brin e Larry Page (Google), Jimmy Wales (Wikipedia) e Jeff Bezos (Amazon), hanno tutti riconosciuto il proprio debito nei confronti della scuola che ha saputo coltivare il loro talento precoce, quella di Maria Montessori.  Questo ci aiuta a  capire il valore globale e attuale del nostro patrimonio culturale e di nostri grandi  maestri, che abbiamo quasi dimenticato e dobbiamo invece riscoprire e raccontare ai più giovani.

C’è forse un filo rosso che collega gli innovatori italiani che a Silicon Valley affrontano oggi la frontiera dell’innovazione, a figure del passato di patrioti che dopo aver rischiato la vita nel Risorgimento, sfidarono la frontiera del West, come Carlo Camillo di Rudio e Giacomo Costantino Beltrami. O protagonisti di quella Beat Generation, come Lawrence Ferlinghetti e Gregory Corso, che a San Francisco ha gettato le basi della contestazione (che ebbe a Berkeley tra i leader più carismatici Mario Savio) e della controcultura californiana, alla radici dell’odierna New Economy. Per non parlare di chi ha plasmato la nuova San Francisco dopo il terremoto e la stessa Silicon Valley, investendo con passione sul talento: Amadeo Peter Giannini, fondatore di Bank of America.

Da alcuni anni Italiani di Frontiera racconta questo filo rosso con un progetto multimediale di giornalismo innovativo. Intrecciando online e dal vivo storie di talento di ieri e di oggi (oltre 130 eventi in Italia e all’estero davanti a più di 12mila persone, molte delle quali collegate da una fitta rete nei social media). Con la grande soddisfazione e l’onore di ispirare e a volte persino emozionare i tanti giovani innovatori che Italiani di Frontiera lo sono tutti i giorni in patria. Protagonisti da un pezzo nei fatti, non a parole, di questa indispensabile Rivoluzione Culturale. Che in questi giorni, da questi incontri oltreoceano, potrebbe trarre linfa vitale.

 

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