Il surf, uno sport metafora che la California scoprì grazie a tre principi hawaiani 130 anni fa, mentre veniva fondata Stanford

 In Storie

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Navigare e cavalcare le onde, due metafore ricorrenti, anche negli storytelling di Italiani di Frontiera.

Navigazione come sfida all’ignoto, elevata a simbolo della condizione umana, magistralmente evocata da Joseph Conrad.

Joseph Conrad

Joseph Conrad

Il flusso e lo scorrere come visione di un mondo in costante cambiamento, in cui sfuma la distinzione fra Reale e Virtuale, la differenza fra Intelligente e Smart si fa irrilevante, c’è un primato dell’Interazione sulle Cose, come rilevato in una splendida conferenza ad un recente evento Cisco da Luciano Floridi, filosofo ad Oxford. Che ha citato un prezioso frammento di Eraclito: Noi scendiamo e non scendiamo nello stesso fiume, noi stessi siamo e non siamo”.

l surf simbolo d’intraprendenza che consente di sfidare forze indomabili, come quelle dell’oceano, ma oggi pure simbolo del pensiero laterale, percorsi trasversali e collegamenti eccentrici che consentono di “catturare” significati che sfuggono al pensiero lineare. Sinonimo di coraggio, libertà individuale ed anticonformismo, il surf è diventato pure un simbolo per la California. Che lo scoprì però solo 130 anni fa…

Estate 1885,  Santa Cruz 120 chilometri a sud di San Francisco sta conoscendo un inatteso boom turistico. Cinque anni prima è stata conclusa la South Pacific Coast Railroad e la località balneare è una meta molto più facilmente raggiungibile, per chi vuole sfuggire alla calura dell’entroterra californiano ma anche da tutto il Paese.

Uno dei grandi magnati della ferrovia è Leland Stanford, che proprio nella primavera di quel 1885 assieme alla moglie Jane ha fondato poco più a nord, a Palo Alto, l’Università che aprirà i battenti nell’ottobre 1891, dedicata alla memoria del figlio Leland Junior, morto a sedici anni l’anno prima a Firenze, durante un viaggio in Europa, a causa del tifo contratto in Grecia. In questo dramma umano e nella costruzione della celebre Università, gli italiani e i veneziani in particolare giocheranno un ruolo speciale, come raccontato i questo post.

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Leland Stanford con la moglie Jane e il figlio Leland jr, morto a 16 anni in Italia, cui è intitolata l’omonima università californiana

A descrivere l’atmosfera eccitata di Santa Cruz invasa da turisti è un quotidiano vivace ma dalla vita effimera, il Santa Cruz Daily Surf. Quella parola “surf” di etimologia incerta (sembra indicasse in origine le coste dell’India) che definisce la cresta dell’onda che diventa schiuma infrangendosi su spiagge o scogli, sta per entrare nell’uso comune con un altro significato.

Fra i turisti che affollano la località infatti ci sono tre cadetti  della Saint Mathew’s School, accademia militare di San Mateo (non lontano da dove oggi sorge l’aeroporto di San Francisco).  Sono tre giovani principi delle Hawaii: David Kawananakoa, Edward Keliiahonui e Jonah Kuhio Kalanianole. Secondo la leggenda, sono saliti sulle montagne di Santa Cruz per ritagliarsi con legno di sequoia tre tavole particolarmente lunghe, riservate nella tradizione hawaiana all’aristocrazia. I tre rimasti orfani erano stati adottati dallo zio,  il re hawaiano David Kalakaua e sua moglie la regina consorte Esther Julia Kapi’olani e affidati alla tutela di una cugina che viveva in California, dove loro studiavano. 

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Secondo le cronache, le esibizioni dei tre giovani sulle loro lunghe tavole destarono un’enorme impressione sulla folla di turisti che non avevano mai visto nulla del genere. E per anni si parlerà di quello spettacolo, che ha gettato il seme di un nuova disciplina, destinata a caricarsi di significati simbolici, nella sfida giocosa e coraggiosa a una forza terribile, quella dell’oceano. 

Ai tre giovani hawaiani, ricordati da una targa bronzea, nel 130° anniversario di quella esibizione, Santa Cruz ha dedicato dal mese scorso una mostra.

I tre erano destinati a lasciare un segno pure nella storia delle Hawaii. Mentre Edward tornato alle isole malato di scarlattina morì nel 1887, David erede al trono non diventò mai re. Nel 1893 un colpo di stato propiziato dagli Stati Uniti mise fine alla monarchia instaurando una repubblica filoamericana. Due anni dopo, Jonah finì in carcere, per aver partecipato a un tentativo d’insurrezione per ripristinare la monarchia. Impossibile opporsi alla potenza americana: Jonah trovò un suo modo per “cavalcare” l’onda in politica, diventando esponente del partito repubblicano e delegato rappresentante delle Hawaii al Congresso USA. Ma era ancora in carcere, oltreoceano, quando un giornale di Santa Cruz aveva rilevato come quella prima esibizione del 1885 di cui era stato protagonista avesse tenuto a battesimo un nuovo sport, scrivendo: “I ragazzi che vanno a nuotare a Seabright Beach usano tavole da surf per cavalcare le onde, proprio come gli hawaiani”.

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