“Ci dai una mano a San Francisco?” Come NON ci si comporta. Girando a Silicon Valley e non solo

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“Ciao Roberto, andiamo in missione negli USA ma nei due giorni a San Francisco una parte del programma è in forse. Ci dai una mano?”.

Lo ammetto, fare le cose di slancio, in modo informale e disinteressatamente è stata una delle chiavi del successo di Italiani di Frontiera nei mesi passati in California, dove questo stile è premiato.

Ad agire così invece in Italia,  dove l’opportunismo è diffuso ed è ancora di moda tirarsela… si finisce con l’essere sottovalutati

Ma si trattava pur sempre di una società di alto profilo, che tiene molto all’etica, titolare un amico…  che mi ha sempre fatto chiamare da un’assistente… E dunque, io mi sbatto, creo contatti, impegno amici e m’ingegno, senza nulla pretendere. Serve una sala attrezzata per una riunione, perché a San Francisco gli hotel chiedono troppo? Una telefonata e un caro amico imprenditore, che ci ha appena ospitati con l’ultimo Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour, mette a disposizione quella della sua società, aspettandosi al massimo un grazie con un paio di bottiglie. C’è un possibile buco di mezza giornata? Studio un miniprogramma di tour turistico culturale, scrivo percorso, tappe e spunti a notte fonda, poi mobilito una giovane professionista in gamba, fermatasi a San Francisco dopo il nostro Tour, pronta ad accompagnare per qualche ora il gruppo, che sperò avrà il buon senso di compensarla… Che fortuna, quella sera in città c’è pure un evento del Consolato italiano, ottima occasione di networking, per conoscere pure il bravo console… Ora, lo slancio per fortuna l’ho contenuto, perché ero a un passo dal rompere le scatole pure ad un paio di altri amici startupper, per chieder loro dieci minuti… ma per chi? Per un gruppo che è partito senza sapere fino all’ultimo cosa avrebbe fatto a San Francisco, poi ha declinato l’offerta della sala, poi ha cambiato in continuazione programma, tenendoci in ballo sino all’ultimo, preferendo una cena all’evento del Consolato… e sparendo alla fine, dopo aver evidentemente  tappato i buchi per proprio conto. Tutto lecito, intendiamoci. Meno comprensibile che sia avvenuto senza un grazie e scusa per il disturbo, cosa che sarebbe stata gradita. L’episodio però è prezioso per una piccola riflessione, che riproporrò anche in qualche mio incontro.  Così “non si fa”, e non solo a Silicon Valley o a San Francisco, dove ad ogni mail si risponde in tempi brevissimi, personaggi di primo piano sono disponibili e accessibili ma proprio per questo, un atteggiamento opportunista del genere… brucia ogni opportunità. Resto dell’idea che l’etica nei rapporti, prima che da leggi e norme di contratti sia regolata da sensibilità, buone maniere e buon senso. E quello di tampinare con insistenza quando si è sotto pressione, per poi sparire quando non si ha più bisogno del tampinato, è un vizio diffuso, in Italia. Si ritorce implacabilmente sulla credibilità e sulla reputazione di chi non sa comportarsi con stile ma in genere pure su quella di chi chiede e impegna amici… a fondo perduto, per contatti patacca con persone che pure di etica pontificano! Ma io sono fortunato: i limiti patologici dei miei slanci invasivi, dedicati pur a chi non li merita, i miei amici li conoscono bene. E sono molto, molto comprensivi… di questo li ringrazio. PS  Piccola integrazione in coda, visto l’interesse suscitato. Mesi fa il collega di un quotidiano finanziario mi chiede aiuto, ha bisogno di contattare un veterano di Silicon Valley, molto difficile da raggiungere. Io gli creo subito link con altro italiano, amico mio e del veterano. Quanto lo rivedo il mese scorso, l’amico mi dice che il collega si è dileguato. Io gli scrivo mail per chiedere lumi, non mi risponde nemmeno. Coongrats! PS 2 Poco dopo la diffusione di questa nota, almeno il collega giornalista ha chiamato scusandosi. Grazie, ho apprezzato. AGGIORNAMENTO: Nuovo episodio nello stesso stile opportunista. Un giovane conduttore di una popolare radio di Milano mi chiama per avere contatto con Cesare Marino, per un evento che stanno preparando sui nativi americani.  Mi dico disponibile e gli faccio notare  che la sua radio (dove portai Cesare per un’intervista nel 2010, di ritorno dall’evento di Rudio a San Francisco) mi chiama ogni tanto per raggiungere esperti miei amici ma non ha mai parlato di Italiani di Frontiera, secondo me per pregiudizio ideologico. Lui dice che probabilmente è così… Cez via mail risponde però che è appena tornato a casa, in Virginia, dal Giappone e non ha voglia di parlare (è piuttosto lupo solitario, come sa chi lo conosce), allora riscrivo al conduttore, gli propongo altri contatti e mi dico disponibile a parlare io raccontando il filo che collega le storie di italiani del West a contatto con nativi americani raccontate grazie a Cesare da Italiani di Frontiera… nessuna risposta, né tantomeno grazie.  Coongrats! Anche a lui ho spiegato che l’opportunismo fa perdere reputazione e dunque opportunità…
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