Sulla tomba del bellunese di Little Bighorn, un anno fa emozioni indimenticabili e incredibili coincidenze

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Un sole incredibile, vento quanto basta per far danzare la bandiera, poche sentite parole dalle persone giuste. Poi fiori e due assoli di tromba da far accapponare la pelle.

Un anno fa, primo novembre 2010, con una luce irreale, eravamo nel cimitero militare di San Francisco, per celebrare il centenario della morte di Carlo Camillo di Rudio, “Forrest Gump dell’800” sopravvissuto a Little Bighorn. Con Cesare Marino, amico antropologo allo Smitshonian Institutione biografo del conte, il console Fabrizio Marcelli, un manipolo di amici fra cui Phil Pasquini, Franco Folini, Nicolò Minerbi. Giornata incredibile, emozionante, conclusa con… un’esplosione di gioia per la città: quello stessogiorno dopo 56 anni i Giants hanno vinto il campionato di baseball! Ma per quanto incredibile possa sembrare, fra cento coincidenze ed episodi inspegabili, lo spirito del conte sembra averci accompagnato.

No, non la dimenticheremo più la giornata del centenario, in omaggio ad un personaggio divenuto un po’ un simbolo per questo progetto. Un evento interamente ideato e organizzato da Italiani di Frontiera, realizzto grazie a preziosi amici.

Phil Pasquini a fare gli onori, il console Fabrizio Marcelli, poi il sottoscritto e alla fine Cesare Marino, per ricordare un patriota avventuroso. Che oltre ad essere sopravvissuto in situazioni incredibili, ha sempre, sempre lottato per una causa comune, mai per interesse personale.

Alla fine le note della tromba di David Hardiman, brividi nel silenzio del cimitero militare del Presidio.

Cesare è convinto di esser stato “scelto” dal conte morto 101 anni fa come suo biografo. Forse si e’ sentito in colpa per aver combattuto gli indiani finendo a Little Bighorn, dopo aver passato una vita a combattere per cause libertarie. Forse per questo ha scelto che a raccontare la sua storia, dice, sia un amico degli indiani, che i suoi nemici di un tempo li ha studiati a fondo, oltre che amati.

Finisce in un clima irreale. Con Cesare a lanciare richiami col fischio. E gli uccelli, sino ad allora in silenzio, da un albero davanti alla tomba rispondono.

Cesare inscena poi a sorpresa un piccolo rituale con il fumo coinvolgendo Franco Folini della Business Association Italy America, Top Friend di IdF, Nicolo’ Minerbi giornalista a San Francisco e il sottoscritto (chi mi conosce non ci credera’: ho fatto la prima tirata in vita mia), che, dice, “chiude il cerchio” riappacifica il conte con i nativi americani.

Finisce col vento e il sole e il silenzio. Poi alla sera la citta’ impazzisce di gioia per la vittoria dei Giants nelle World Series di baseball. I loro colori? Arancione e nero, quelli di IdF… Un’euforica ressa in Polk street, quasi davanti al nostro hotel, noi ci finiamo in mezzo tra svariate piogge di birra.

Finisce con un video che ha catturato momenti salienti e indimenticabili. Che lo confesso, rivedendolo il giorno dopo mi ha fatto piangere dall’emozione.

Ma cosa abbiamo messo in piedi, così da soli dall’altra parte dell’oceano?

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