“Solo chi è aperto e alla ricerca fa scoperte incredibili, spesso inattese”

Roberto Bonzio, fondatore di IdF

“Sono un giornalista curioso”

che per dedicarsi a tempo pieno a Italiani di Frontiera, nel 2011 ha lasciato il posto fisso, all’agenzia internazionale Reuters a Milano, dove per dieci anni mi sono occupato in particolare di cronaca, cultura, innovazione ed hi tech. Alcuni miei pezzi sono finiti anche su The Guardian, The Independent, The New York Times, The Washington Post. Ma ho iniziato al Gazzettino di Venezia, come mio padre Gibo, grande cronista a Mestre, mia città natale, che gli ha intitolato una piazzetta.

Sono arrivato a Milano, al Giorno, nel 1986 e in passato ho collaborato a diverse riviste tra cui D di Repubblica, Gente Viaggi, Gioia e Tuttoturismo. Ho una laurea (tardiva) in Lettere Moderne, conseguita all’Università Ca’ Foscari, con una tesi di Storia del Cinema di cui sono molto orgoglioso: “Una rivoluzione senza parole. L’umorismo eversivo di Harpo Marx”.

Ho anche tenuto per alcuni mesi per la rivista Forbes un blog in inglese sulla loro piattaforma, sui temi dell’innovazione, Out Of The Box (Fuori dagli schemi).

Per il mio lavoro con Italiani di Frontiera, all’inizio dell’Anno Accademico 2013-14 dell’Università di Venezia, l’Associazione Ca’ Foscari Alumni mi ha premiato con il prestigioso titolo di Cafoscarino dell’Anno.

Ecco com’è nata IdF…

Galeotta fu Silicon Valley… Tutto è cominciato nel 2008, con un viaggio di sei mesi in California

con famiglia, nella culla mondiale dell’innovazione, la Bay Area di San Francisco. Ideato, organizzato e realizzato da solo. In aspettativa da Reuters. In una scena di Barry Lyndon di Stanley Kubrick, la voce fuoricampo preannuncia che la scalata sociale dell’avventuriero settecentesco non proseguirà e anzi lui perderà quel che ha conquistato. Perche’ spesso le doti che fanno conquistare, spiega, sono le stesse che impediscono di conservare… Beh a me con Italiani di Frontiera è felicemente capitato il contrario! Eccentricità, curiosità dispersiva, voglia d’inseguire storie di persone, predisposizione a slanci disinteressati e un po’ al rischio… sono stati un vero handicap nel giornalismo tradizionale. Ma è grazie a queste doti che ho messo in piedi Italiani di Frontiera. Un’avventura entusiasmante. Di non ritorno, perché ha profondamente cambiato il mio modo di vedere il mondo, le cause dei problemi e le straordinarie potenzialità inespresse del nostro Paese, il modo di fare il giornalismo, me stesso.

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