L’addio a Cisco di Mazzola e Cafiero, fra gli “Olivetti Boys” che hanno fatto storia a Silicon Valley

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Mario Mazzola e Luca Cafiero assieme a Prem Jain in un’immagine da Business Insider

Inseparabili, sin dai tempi di Olivetti. Al punto che il primo era arrivato negli USA con l’azienda di Ivrea prendendo il posto dell’altro… bloccato in Italia dal servizio militare.

Mario Mazzola e Luca Cafiero, veterani di Silicon Valley, hanno lasciato forse come nessun altro un imprinting made in Italy in un colosso della Bay Area che deve a loro molto del proprio successo, Cisco, dal quale secondo le anticipazioni diffuse in questi giorni da The Wall Street Journal e riprese da diversi notiziari si apprestano ora a uscire, a causa di dissensi sul loro ruolo nell’ambito della recente riorganizzazione del gruppo decisa dal CEO Chuck Robbins, che nel giugno 2015 ha preso il posto di John Chambers, per vent’anni alla guida della società di cui oggi è rimasto presidente e che secondo una stima di Business Insider, a questi manager ed al loro team ha erogato nel tempo un totale di 2,38 miliardi di dollari.

Per anni, formando una squadra formidabile assieme a due colleghi, soprannominata prima MarioPremLuca, poi MPLS acronimo dei loro nomi (Mario Mazzola, Prem Jain, Luca Cafiero e successivamente Soni Jiandani), Mazzola e Cafiero si sono specializzati in una formula inedita di enorme successo tecnologico e commerciale, ricavandone consistenti profitti: quella dello spin-in.

Per quattro volte, a partire dalla loro Crescendo Communications (reti locali ad alta prestazione) acquisita da Cisco nel 1993,  poi Andiamo (dati distribuiti da più reti inun’unica rete), Nuova e infine Insieme Networks, Mazzola e Cafiero hanno creato prodotti di successo sfornati lavorando in autonomia con gruppi selezionati di dipendenti uscendo dal colosso, col dinamismo proprio delle startup nel campo della ricerca e dello sviluppo, in imprese che di fatto erano esterne ma finanziate da Cisco, che alla fine le ha acquisite per cifre consistenti.

L’ultima, Insieme Networks, è considerata la base del prodotto di networking Cisco di nuova generazione Nexus 9000, che ha aperto alla società un mercato nei programmable switching systems e relativo software con profitti valutati dal nuovo CEO in due miliardi di dollari l’anno.

Una formula inedita pure a Silicon Valley,  che ha generato enormi profitti sollevando pure qualche perplessità.

“Ma quanto strano è? Immaginate se Apple mandasse le sue star come Jony Ive, Jeff Williams, Craig Federighi, e Eddy Cue fuori in una startup finanziata da Apple ogni volta che volesse realizzare un nuovo prodotto come un music player, uno smartphone, o uno smartwatch, e poi pagasse loro tre quarti di miliardo di dollari per gestire il prodotto una volta realizzato… Sembra ridicolo giusto? E’ il lavoro di questi ragazzi creare nuovi prodotti per Apple. Non è così per Cisco…” ha scritto Business Insider un paio d’anni fa in una lunga inchiesta di Julie Bort dedicata proprio a questa anomala esperienza Cisco, in cui riportava pure malumori fra i dipendenti Cisco per quella formula: “E’ un incubo quando la persona nell’ufficio accanto al tuo è multimilionario e tu non perchè non sei stato scelto…”.

Li chiamavano Olivetti Boys, quel manipolo di ingegneri e manager sbarcati nella Bay Area dai primi anni Settanta, sulla scia del successo dell’azienda di Ivrea. Un’esperienza esaltante, quando con un investimento di mezzo milione di dollari l’azienda lanciò un laboratorio di collaudo a Cupertino per le grosse quantità di chip che acquistava per la fabbrica di Ivrea. Mentre prima quando c’erano problemi i fornitori incolpavano di regola i tecnici  italiani, da allora in poi “…(Se risultavano incompatibilità) potevamo anche rifiutare una spedizione. Cosa che io feci un paio di volte, con Intel, suscitando reazioni risentite e quasi grane diplomatiche. Ma se i chip di memoria che ci consegnavano non passavano lo screening di Cupertino, veniva rigettato. Per Olivetti questo fu un grosso risparmio…” ha ricordato in un’intervista a Italiani di Frontiera Enzo Torresi, che dello sbarco negli USA di Olivetti fu il principale protagonista.

in America la casa di Ivrea progettò la macchina da scrivere elettronica e anche l’M 20, considerato il primo personal computer europeo (dopo la celebre P 101 “Perottina” di cui furono realizzati però pochi esemplari).

Gli Olivetti Boys erano arrivati ad essere più di 250 al momento della chiusura, 1994-95 nei laboratori di Cupertino e Palo Alto.  Alcuni tornarono in Italia, altri si stabilirono definitivamente nella Bay Area, molti capaci di carriere straordinarie, facendo tesoro di competenze manageriali, tecniche e imprenditoriali maturate con l’esperienza nell’azienda di Ivrea. Come Giacomo Marini (dal successo con Logitech al venture capital),  Enrico Pesatori (passato poi a Penguin Computing),  Francesco Lacapra (oggi startupper con Peaxy), Giamma Clerici (che di Lacapra è stato allievo), Gianluca Rattazzi (imprenditore seriale),  Giacomo Lorenzin ( imprenditore software), Ezio Valdevit (poi a Brocade) e  Silvano Gai, già docente del Politecnico di Torino ed ex manager a Cisco, “incubatole seriale” con la moglie Antonella Caporello per tanti suoi studenti che anni dopo l’hanno seguito a Silicon Valley, come Loris Degioanni, diventando la seconda generazione di italiani emigrati a Silicon Valley.

Combinare competenze tecniche e manageriali maturate con Olivetti è stato il punto di forza anche di Mazzola e Cafiero, che un ex collega del loro team aveva definito con Business Insider “l’Anima e la Mente” di quella squadra, di cui “Prem è il Cuore e Sonj la Bocca”.

Un imprinting made in Italy a Silicon Valley, per una pagina che si chiude lasciando una ricca eredità di successi, esperienza e nuovi protagonisti. Senza tirarsela troppo però, perchè poche cose infastidiscono Cafiero come l’aria di superiorità ostentata da qualche connazionale nei confronti di altri che nella Bay Area si fanno onore, a cominciare da cinesi e indiani. Convinto che chi fa bene a Silicon Valley non debba ringraziare la cultura del suo Paese d’origine ma la propria intelligenza e le proprie doti.

 

 

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