Venezia 2009: da Clooney a Greenaway, diario personale dopo la Mostra del Cinema

 In Interviste e Incontri

Sulla terrazza dell’Excelsior al Lido con Peter Greenaway

Per una decina di giorni IdF ha staccato la spina, durante la trasferta per Reuters alla 66a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia (mentre il fedele Mac Pro era in riparazione…). Occasione per incontri con artisti, amici vecchi e nuovi, interviste, spunti e riflessioni spesso pertinenti ai temi di questo blog.
Qui una galleria fotografica di star ed eventi.
Qui incontro ravvicinato con George Clooney.

Qui invece galleria personale di amici incrociati prima e durante la Mostra.
Ecco un personalissimo diario.

L’INTERVISTA PIU’ INTERESSANTE – Chiacchierata (impegnativa) con un maestro del cinema, tutto proiettato nel futuro, quella con Peter Greenaway (nella foto sulla terrazza dell’Excelsior, mentre scruta il sottoscritto…).

Il regista britannico proclama la morte del cinema, come fruizione mediatica passiva in una sala buia. E’ con il telecomando, primo passo di interazione per lo spettatore, dice, che e’ iniziata la fine del cinema come lo abbiamo inteso nel secolo scorso. E il futuro e’ nuove tecnologie, connettivita’ e interconnessione, che danno a tutti la potenzialita’ di diventare autori e distributori. Di opere “in divenire”, che teoricamente potrebbero essere modificate ogni giorno.

IL FILM PIU’ BELLO – Non capita spesso di condividere le scelte della giuria. Ma stavolta c’e’ da sottoscriverne la scelta (Sul Leone d’Oro non c’e’ stata discussione”, ha detto il presidente Ang Lee). “Lebanon” dell’israeliano Samuel Maoz e’ stato davvero il film piu’ bello. Un dramma di guerra con un risvolto autobiografico toccante. Un giovane soldato che a vent’anni in guerra uccide per la prima volta e ne resta sconvolto. Poi tenta inutilmente infinite volte di superare quel trauma scrivendone. Ci riesce soltanto 25 anni dopo. In tre anni, la sua storia diventa il suo primo film da regista. Girato tutto all’interno di un blindato. E vince il Leone d’Oro. Carlo Rossella, presidente di Medusa, deluso dai mancati premi a “Baaria” di Giuseppe Tornatore, lo ha definito un film di nicchia! E come no: la guerra, i tormenti interiori di un gruppo di giovani, la paura, l’orrore della violenza… proprio roba di nicchia, no?

IL FILM PIU’ DIVERTENTE – Quanta intelligenza e leggerezza nello spassoso Soul Kitchen diFatih Akin, tedesco di origine turca. Dietro alle vicende di un ristorante sgangherato come la curiosa fauna che ci mangia o ci lavora, tutta l’energia di un gruppo di artisti giovani, quasi tutti immigrati. Dramma e commedia, storie e personaggi, brio e semplicita’. Una miscela che al cinema italiano proprio non riesce facile…

CLOONEY NON SOLO DA RIDERE – Davvero divertente anche “The Men Who Stared theGoats”, con un brillante George Clooney, film di Grant Heslov in stile fratelli Coen. Clooneycon classe sullo schermo e fuori, capace di reagire con signorilita’ a pesanti domande sulla sua presunta omosessualita’. Ma la bizzarra storia di un reparto speciale dell’esercito che sperimenta poteri paranormali ispirandosi alla controcultura mistica californiana e’ meno strampalata di quel che sembra. I riferimenti a qualcosa di realmente accaduto sono molti piu’ di quanto si immagini, ha detto il regista. E proprio IdF ha tra i suoi temi il ruolo ispiratore avuto dalla controcultura degli anni Sessanta per la rivoluzione informatica, Internet e lo stesso modo di pensare odierno.

ITALIANE SULLO SCHERMO – Inutile ricordare quale disastroso stereotipo sia la donna italiana in televisione. E sul grande schermo? Xenia Rappoport e Jasmine Trinca dopo tutto non hanno demeritato, conquistando i premi di miglior attrice e miglior attore emergente per i ruoli svolti in “La doppia ora” di Giuseppe Capotondi, un thriler imperfetto ma interessante. E in “Il grande sogno” rievocazione del ’68 di Michele Placido. Ma molti pronosticavano la palma per Margherita Buy, ancora una volta tormentata interprete, in “Lo spazio bianco” di FrancescaComencini. Brava, niente da dire. Ma mi permetto una personalissima osservazione. E’ mai possibile che alle donne decorative, appariscenti e tutto sommato degradate del piccolo schermo, il grande schermo finisca col contrapporre quasi sempre, spesso con la Buy, figure tormentate nel loro privato, profonde ma profondamente ripiegate su se stesse, all’interno di piccole storie personali?

ATTORI ITALIANI MIGLIORI DI REGISTI E SCENEGGIATORI – Nel cinema italiano comunque, attori e attrici sono una spanna al di sopra dei registi degli sceneggiatori. Non lo dico io ma lo ripete da anni un “mostro sacro” della critica, Morando Morandini, autore dell’omonimo dizionario del cinema, che anche quest’anno alla vigilia dei premi ha tracciato in esclusiva per Reuters un bilancio di tutta la Mostra. Come dargli torto? Certo, lui avrebbe premiato la Buy…

DRAMMA E OTTIMISMO DALL’IRAN – Ha raccontato il dramma dell’Iran utilizzando in parte spezzoni di filmati girati con videofonini, da suoi connzionali. Hana Makhmalbaf giovane regista di “Green Days” che ha commosso Venezia, nel suo Paese non puo’ tornare. Eppure ha detto di essere ottimista. Perche’ la storia ha dimostrato che le dittature cadono, la voglia di liberta’ viene premiata e oggi puo’ trovare nella Rete e nelle tecnologie nuove armi di resistenza.

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