Tour al via alla scoperta di Facebook e Stanford. Con una sorpresa al ristorante giapponese…

 In Eventi, Interviste e Incontri, Silicon Valley Tour 2015
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Pronti via. Con al volante Massimo, simpatico romano che vive a San Francisco da oltre quarant’anni, l’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2015 parte di primo mattino dalla base, Comfort Inn di Redwood City, alla volta della prima tappa, il quartier generale di Facebook a Menlo Park.
Gruppo più compatto, siamo insieme da poche ore ma le presentazioni la sera prima han fatto capire che ci sarà da pedalare e divertirsi, con un gruppo di fior di professionisti di estrazione, esperienza, cultura ed età molto varie.
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Il benvenuto lo dà Chuck Rossi, che del colosso dei social network è “soltanto” Engineering Director delle novità ingegneristiche rilasciate a flusso continuo. Se i numeri del traffico fanno spavento, con 1,35 miliardi di utenti attivi al mese, 703 milioni attivi quotidianamente su apparecchi mobili, quel che impressiona di più dalla descrizione di Chuck è la costante metamorfosi tecnologica, di FB che oltre ad avere la App FB la piu’ complessa, ne gestisce in totale 12.
” I cambiamenti sono causa di problemi ma i cambienti vanno fatti”, dice Chuck. E a Facebook ne fanno seimila a settimana! Di regola vengono rilasciati alla domenica e usati internamente sino a martedi, un totale di 300 cambiamenti e ritocchi tecnologici ogni giorno.
Non sono gli strumenti ma le persone a contare, dice Chuck, rilevando il pericolo di una perdita di qualità nel  passaggio da startup a grande azienda rischio. Per questo l’organico di FB cresce a ritmi meno vorticosi della tecnologia. I dipendenti sono
10 mila, 30 nuove assunzioni a settimana, selezionando in base a tre tipi di colloqui su cultura, tecnica e capacita’ inventiva.
Purtroppo all’ultimo minuto in un incrocio di riunioni salta l’appuntamento per salutare un altro vecchio amico, Andrea Vaccari giovane veronese agli onori della cronaca per il recente lancio di una nuova funzione, Hallo, di cui è stato coordinatore.
Un vecchio amico i IdF come Jeff Cabili ci accoglie dà il benvenuto illustrando brevemente la qualità dei programmi dello Stanford Executive Program della Stanford Graduate School of Business, l’enorme sezione didattica riservata non a studenti ma a manager, con docenti di prim’ordine, di cui lui cura lo sviluppo. Fra i docenti, c’è pure Robert Sutton, autore di un divertente manuale divenuto un bestseller su come migliorare l’ambiente di lavoro, “Il metodo antistronzi“. Uh se ce n’è ancora bisogno…
In questo video, Jeff in un precedente incontro.

Poi è la volta di Enzo Carrone, straordinario come sempre nell’abbinare competenza tecnologica e scientifica e passione.
Ingegnere brindisino a Stanford Enzo non insegna ma dirige la divisione Strumentazione Controlli allo SLAC, l’acceleratore di particelle, responsabile di cinque dipartimenti con 130 persone.
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Come aveva fatto nel Tour dello scorso ottobre, Enzo ha avuto parole straordinariamente generose per Italiani di Frontiera, scherzando pure da par suo sul libro appena uscito. E ha saputo descrivere fuor dagli stereotipi dinamiche e realtà della Bay Area. Su Stanford, Università in cui per rispondere alle altissime aspettative degli studenti (superselezionati, che sborsano per la sola retta 60mila dollari hanno)… i professori sono quasi schiavi. Su Silicon Valley, dove a volte sul “pensiero positivo” che pure ispira la culla mondiale dell’innovazione, si fa pure mitologia. Certo, si deve agire d’istinto, come diceva Steve Jobs. Ma mai confondere la passione col talento, ha detto: non bisogna fare quel che più piace ma qualche meglio si sa fare…
Qui sotto una videointervista a Enzo in uno dei nostri precedenti incontri.

Il programma della prima intensa giornata è concluso… le sorprese no. A cena il piacere di incontrare un altro carissimo amico, Luca Prasso. Che al ristorante giapponese racconta la sua straordinaria avventura, da DreamWorks a Curious Hat a Google,  nel campo della grafica computerizzata, da manager a imprenditore.

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 In questo video, Luca in una presentazione a Mind the Bridge.
Oh quanti spunti. Eppure l’avventura è appena iniziata…
 
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