Arrivare in America assieme a un premio Nobel. E oggi Gianluca Rattazzi (MaxiScale) ha un piano per i colossi del web

 In Interviste e Incontri

 

Un padre convinto che l’Italia non potesse offrire un futuro a suo figlio,  un premio Nobel che lo persuase a puntare sugli Stati Uniti. Gianluca Rattazzi, oggi  presidente e amministratore delegato di MaxiScale, e’ il prototipo di “imprenditore seriale” di Silicon Valley, dove e’ stato in passato cofondatore di quattro diverse societa’. E dove conta oggi con la sua nuova azienda di proporre presto un prodotto innovativo a colossi web come Facebook, eBay e MySpace. Senza rinunciare nel frattempo alla sua passione di sempre: l’automobilismo.
“Questo e’ un Paese sbagliato. Se c’e’ un posto e sarai in corsa col figlio della cameriera di un ministro, prenderanno lui”, mi diceva papa’. Credeva nella meritocrazia  ma si sentiva troppo vecchio per andarsene. Lui avvocato, la mamma medico, non hanno mai avuto fiducia nell’Italia.
Sono nato ad Ascoli Piceno e vissuto a Roma, anche se siamo cresciuti negli anni del boom, i miei non hanno mai pensato che saremmo vissuti in Italia, io e mia sorella. Per lei la prospettiva era la Francia, per me la Germania.
E in Germania ho iniziato lo studio all’estero.

IN CASA DI UN PREMIO UN NOBEL – E’ interessante come sono arrivato negli Usa Emilio Segre‘, premio Nobel della Fisica 1959, era negli Usa dagli anni Trenta, aveva insegnato a Berkeley e lavorato al progetto per la bomba atomica assieme a Enrico Fermi. Torno’ per due anni a Roma, dove io studiavo fisica e chimica nucleare.
Lo incontrai…ci riuscimmo simpatici ed iniziai a collaborare con lui, che stava scrivendo un libro su Fermi. “Per quello che fai, vivi nella nazione sbagliata, il tuo futuro e’ in America”, mi disse. “Perche’ non fai tre mesi di internato alla Stanford University (era il 1975),  se sei interessato, come ti laurei ti trovo un posto a Berkeley…”.
Arrivammo in America insieme, era l’estate 1976.
Finii a vivere in casa sua, sua moglie, sudamericana, doveva star via per mesi…  Lo accompagnavo nelle escursioni in montagna, con lo zaino… alla fine divenni research assistant a Berkeley.

L’UOMO PIU’ COLTO MAI INCONTRATO – Successivamente lavorai per Luciano Moretto, anche lui docente a Berkeley. L’uomo piu’ colto che abbia mai conosciuto. Era capace di lavorare tutto il giorno, poi alla sera andarsene a letto leggendo un libro in greco antico… e conosceva pure diverse lingue scompase…
Per gli esperimenti di fisica, avevano bisogno di computer per esaminare i dati… e io scoprii che la parte dei computer mi piaceva piu’ della fisica. Iniziai a studiare Electrical Engineering and Computer Science.
Alla fine anni Settanta,  vedevo che i fisici mi consideravano piu’ un tecnico che uno di loro… conobbi Enzo Torresi, che nel 78-79 era il presidente dell’Olivetti Advanced Technology Center. Suo capo e direttore generale della Olivetti Computers era Enrico Pesatori.
“Quel che fai tu sarebbe il sogno di Olivetti…”, mi diceva Enzo.

L’ESPERIENZA ALLA OLIVETTI – Nell’estate 1980 lasciai fisica e chimica all’universita’ per la Olivetti a Silicon Valley. Intanto nel 1978 aveva conosciuto una ragazza italiana che era qui per due anni per occuparsi di genetica… tutti e due a Roma abitavamo in via Luciani, lei 3 e io 1… ci siamo sposati in quel 1980 e siamo ancora qui, con tre figli…
In quell’anno alla Olivetti lavorai al nuovo sistema operativo Olivetti, Linea Uno, per computer business, soprattutto per il mondo bancario. Poi due anni sui personal computer. Ma nel 1984 l’Olivetti decise di spostare in Italia lo sviluppo dei nuovi prodotti, tenendo qui solo un piccolo centro di ricerca avanzata…
Io non volevo tornare in Italia, feci colloqui con varie aziende tra le quali Apple e passai ad una piccola compagnia, la Validec , che faceva reti avanzate wired and wireless per ristoranti, come capo ricerca e sviluppo.

DALLE AZIENDE VENDUTE A UNA SOCIETA’ MIA – Dopo un anno, l’azienda venne venduta a una societa’  di Toronto, ma io volevo restare in California e passai alla Virtual Microsystems, che faceva sistemi network per integrare minicomputer a personal… dopo un anno e mezzo anche quella fu venduta. Cosi’ ho pensato: la prima venduta la seconda pure..perche’ non farmi una societa’ mia?
Cosi’ nacque la Parallan (Parallel Local Area Network, 1988). L’idea di base era che se il pc era il desktop individuale da collegare in reti, nelle aziende ci fosse bisogno di macchine centralizzate con molte potenzialita’ per elaborare questi dati.
Quotammo in Borsa Paralan nel 1993 e l’anno successivo, il principale concorrente, IBM, la compro’.
Era il 1994 e io intanto da tre anni conoscevo un ragazzo israeliano, Gedeon Benfreim, che aveva ideato un sistema per far comunicare diversi edfici di una stessa societa’… Da quest’idea nacque un’altra societa’, P-Com, per la quale, quando Paralan stava per andare in Borsa, assumemmo un nuovo amministratore delegato.
Anche P-Com  ando’ in Borsa nel 1994. E bene.
Cosa faccio adesso? mi chiedevo.
Trovai una compagnia che aveva otto anni di vita, ottenni da un venture capital i 20 milioni di dollari per comprarla.
Era la  Meridian Data, che realizzava nuovi prodotti nello storage, nelle memorie di massa… con un’azienda che gia’ era consolidata andai rapidamente. Nel 1996 venne quotata in Borsa, continuando a crescere sino a quando nel 1999 venne comprata da Quantum, che opera nel settore dei dischi di memoria.
Restai altri tre mesi, uscendo a fine 1999.

POTENZIARE I SERVER – Intanto avevo incontrato un ragazzo inglese che aveva un’idea innovativa. Normalmente il server e’ una piattaforma Intel, la sua idea era quella di realizzare invece qualcosa di diverso, compatible con Intel ma con un’architettura differente, che potesse fornire una potenza dieci volte superiore… cosi’, con i fondi di un venture capital, e’ nata BlueArc, nella quale ho coinvolto Enrico Pesatori, che in quel momento era il numero due di Compaq

MAXISCALE E LA PROPOSTA A COLOSSI DEL WEB -Per BlueArc sono tornato a tempo pieno all’inizio del 2002 dall’Italia, dov’ero andato per un po’ perche’ mia figlia voleva vivere a Roma. Anche BlueArc, circa 100 milioni di fatturato l’anno, si e’ registrata per essere quotata… cosi’ e’ nata la mia quinta societa’, MaxiScale, di cui sono oggi presidente e amministratore delegato.
Venti dipendenti, studiamo software specializzato per il mondo del web 2.0, con l’obbiettivo di consentire un numero superiore di  visitatori e maggior efficienza a basso costo a grandi societa’ del web. Pensiamo a Facebook,eBay, MySpace… contiamo entro l’anno di poter offrire loro un prodotto innovativo.

LA PASSIONE PER I MOTORI – Intanto, continuo a correre. Ho iniziato in motocicletta nel 1967, soprattutto enduro e motocross, per poi passare a fare qual cosina nei rally nel 1972 in Italia. Arrivato negli Usa ho smesso per un po’ ma ho ripreso nel 1994. Dopo aver fatto qualcosina negli USA nella categoria GT3 (Porsche e Ferrari), ho scoperto la mia passione per le corse (quelle vere non i rally) delle macchine storiche. Amo di più quelle degli anni Sessanta, che mi ricordano la mia giovinezza. Ho vinto la mia classe nel Tour Auto de France nel 2005 con una Ferrari 250 LM (la nostra era quella di Lorenzo Bandini), terzo nel 2006 con una Ferrari 275 GTB Competizione Serie I , secondo nel 2007 con una Alfa Romeo GTA (che vinse il campionato Americano nel 1966).

Vedremo cosa faro’ in questo 2008…

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Showing 4 comments
  • Paolo
    Rispondi

    Gianluca che storia!! magari ci siamo incrociati al meeting SVIEC di agosto 2005 a Ferrari a Palo Alto…grazie al grande Roberto, ho conosciuto la tua magnifica storia…forse siamo coetanei, ma io ho cercato di sfatare il motto di tuo padre qui…il risultato è che non ho fatto assolutamente soldi ma ho fatto sempre cose qui prima ed in anticipo sui tempi…come dirigere 4 Centri per l’innovazione in 4 regioni diverse dall’86 ( Liguria, Piemonte, Toscana, Lombardia.)e lanciare i primi spin off in Italia ( nel 1989, la trazione ibrida applicata ai bus, dieci anni prima di Toyota Prius, oggi controllata da IVECO) Come dire, “navigando controcorrente in acqua chiara” come i salmoni…come disse una volta il mio amico, che tu potresti conoscere, Vincenzo Tagliasco. Vivo dal 2005 la Silicon Valley un mese all’anno grazie all’amico Jeff ed allo SVIEC, portando tanti giovani “aspiranti GianlucaRattazzi degli anni 2000”..due di loro, sui 40 totali a oggi, stanno iniziando il tuo percorso…. spero di incotrarti dal 18 agosto al 7 settembre quando sarò da voi per il 4°anno. Intanto entra nel nostro Social Network http://www.siliconvalleystudytour.com magari ci dai due dritte per la migliore gestione!!! un abbraccio Paolo Marenco

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