Impegno civile eredita’ di famiglia, nel cinema e nelle foto di Lou Dematteis

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Lou Dematteis

Lou Dematteis

Per oltre vent’anni Lou Dematteis, nato a Palo Alto, fotografo di origine italiana (la famiglia proviene dalla provincia di Cuneo) ha lavorato per Reuters.
Due anni fa ha lasciato l’agenzia per dedicarsi a progetti audiovisivi autonomi.
Sta ultimando “The Judge” un documentario per la tv sulla vita di suo padre Louis B. Dematteis, avvocato e giudice, nemico del crimine, paladino dei diritti civili e figura storica della comunita’ italiana in California.
Lou ha anche realizzato un libro-denuncia fotografico, “Crude Reflections”, in uscita a maggio, frutto di anni di lavoro assieme a Kayana Szimczac sulle drammatiche condizioni dell’ambiente e della salute della popolazione nella zona amazzonica dell’Ecuador, dopo anni di estrazioni petrolifere effettuate da compagnie americane.
Lou ha raccontato a Italiani di Frontiera i suoi progetti.

THE JUDGE –  Per il documentario stiamo iniziando la fase di postproduzione. Abbiamo avuto fondi da diverse fonti della comunita’ italoamericana, tra cui la National Italian American Foundation. Dobbiamo racoglierne altri per finire il lavoro, cosa che contiamo di fare entro l’anno.

CONTRO LE DISCRIMINAZIONI – Studiare duramente e diventare i piu’ giovane avvocato della California fu per mio padre un modo per superare le discriminazioni. Erano tempi difficili per gli immigrati italiani, che non parlavano l’inglese, non avevano lavori qualificati…
Da ragazzi avevamo di fronte due strade, mi ha detto un suo amico: diventare come le persone che ci perseguitavano perche’ italiani, oppure crescere, diventare persone rispettabili e in cambio non applicare mai agli altri le discriminazioni subite…
Durante queste ricerche abbiamo scoperto quanti siano stati gli italoamericani coinvolti nelle lotte per i diritti civili,  per i diritti dei lavoratori…
Ho anche scoperto diverse cose su mio padre che non sapevo. Ma la piu’ sorprendente e’ stato capire cosa abbia significato per lui, quando era procuratore, assumere per un ruolo di grande responsabilita’ una donna. Erano gli anni Cinquanta, lui che era cresciuto come italiano tra le discriminazioni, per la sua esperienza aveva capito che le persone vanno giudicate per quello che sono capaci di fare, e non in base al fatto che siano italiane, cinesi, giapponesi… o che siano donne.  E quando una donna, che era una outsider, cresciuta in un ranch dell’Arizona, si propose per quel lavoro, che nessuno all’epoca le avrebbe dato proprio perche’ donna, fu capace di riconoscere le sue qualita’.
Quella donna, Sandra Day O’Connor, e’ diventata poi una persona importante per la storia degli Stati Uniti, la prima donna Giudice della Corte Suprema.

ORGOGLIO DELLE PROPRIE RADICI – I miei nonni arrivarono qui nel 1903 da Montezemolo, provincia di Cuneo. Mi padre, nato in America, ha sempre avuto grande rispetto per le proprie radici. “Sono orgoglioso di essere italiano perche’ sono americano”, diceva. Divento’ un modello per molti italoamericani, comunico’  quel rispetto e quella stima per l’Italia, la sua sua cultura ed i suoi emigrati. Ed erano tempi duri per gli italiani qui… alle sue radici italiane era legata credo anche l’importanza che dava alla famiglia. Fondamentale per chi era immigrato (tutti in famiglia dovevano avere un lavoro, per riuscire ad andare avanti) ma anche in campo sociale. Come procuratore e poi giudice, mio padre lavoro’ molto nel sistema giudiziario minorile, tentando di inserire  programmi di prevenzione ed educazione per giovani che rischiavano di avere problemi con la legge. Poi lavoro’ con i boy scout, tenne molti discorsi sull’importanza della famiglia…

FOTO D’IMPEGNO CIVILE – Sono stato a dal 1985 al 2006 alla Reuters. Poi ho lasciato per iniziare a lavorare su progetti miei di fotogiornalismo e video… A maggio City Lights pubblichera’ “Crude Reflections”, un mio libro che documenta la situazione nella zona amazzonica del’Ecuador, dove c’e’ stato dagli anni Sessanta un grosso sfruttamento petrolifero. Purtroppo, le compagnie petrolifere non hanno fatto un buon lavoro con gli scarti delle trivellazioni, che hanno abbandonato nell’ambiente quando se ne sono andati nel 1992. Ci sono tassi altissimi di inquinamento, persone malate o nate con malformazioni e ci sono campagne d’opinione per intentare cause legali a queste societa’.
Nel libro ho documentato tutto questo e sono stato in altre zone del Paese, ricche di petrolio, dalle quali gli indigeni ed altri  abitanti vogliono tenere lontane le compagne petrolifere.

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