Francesco Cantatore (AnsaldoBreda): solo la passione fa metter radici negli Usa

 In Interviste e Incontri
Francesco Cantatore

Si arriva negli Stati Uniti per il business. Ci si resta solo con il cuore.
Francesco Cantatore, vicepresidente di AnsaldoBreda, racconta con la sua esperienza due mondi del lavoro diversissimi, fra Italia e Stati Uniti.
E spiega perche’ e’ convinto che solo una forte passione possa far mettere radici oltreoceano a un italiano.

GLI USA E UN PRESENTIMENTO – Mio padre, saputo della mia partenza per gli Usa (giugno 2001), volle a tutti i costi accompagnarmi all’aeroporto. Non c’e’ bisogno, dicevo, ho viaggiato tantissime volte e parto solo per sei mesi… niente da fare. Non lo dimentichero’ mai. Taciturno e pensoso sul taxi, in una Genova grigia, sotto la pioggia… Mi guardava in modo diverso dal solito. Lui, che quando ero bambino a Bari, dove sono nato, ci raccontava dell’emozione di New York e dei suoi grattacieli, vista dalla nave con la quale lui all’epoca navigava trasportando in Italia gli aiuti del Piano Marshall…
“So che questo sara’ un viaggio particolare”, disse. Aveva capito che stavolta non sarei tornato. Una parte del suo cuore si staccava, perche’ l’America faceva per me. Il ricordo di questo suo presentimento e’ legato a quello della mia partenza. Una vibrazione fortissima…mi emoziono ancor’oggi, a ripensarci.

MEZZA EUROPA PRIMA DEGLI USA – Subito dopo la laurea in Ingegneria elettronica a Genova, alla fine degli anni Ottanta, sono stato assunto dalla Ansaldo, per il settore nucleare. Girare tantissimo (Repubblica Ceca, Russia, Ucraina, Bulgaria) ha rafforzato la mia propensione a viaggiare aprendosi a culture, a influssi e storie diverse dalla tua. Esperienza molto interessante, professionalmente ma anche dal punto di vista umano. In Russia ad esempio, alla fine dell’epoca di Gorbaciov, con l’ultimo barlume di comunismo e l’inizio della nuova Russia. Con colleghi e clienti, i contatti erano molto basati su rapporti umani. Li’ non fai business ad un certo livello se non passi giorni e notti a bere, parlare conoscersi. Poi ho accettato un posto di direttore in America per la Marconi. “Sei mesi-un anno. Quando hai creato la struttura, rientri e vai da un’altra parte”, mi dicevano.

RESTARE PER AMORE – Ricordo il mio arrivo a Pittsburgh, Pennsylvania. Prima riunione. Poi il sabato, mi alzo e in due ore finisco il giro della citta’… resto un po’ sgomento: se ho girato tutto in due ore… domenica sera due colleghi italiani della Marconi mi invitano a cena.. a quella cena c’e Courtney, oggi mia moglie (nella foto). E’ scattato subito qualcosa e’ cambiato presto tutto nell’essere qui, nella professione. La molla che ti da’ la motivazione e la forza per radicarti viene dall’amore: per una donna, la natura, il lavoro, la cultura, una persona… quelli che sono venuti e poi se non sono andati via non l’avevano. Magari erano venuti per una passione venale come i soldi, o alcuni professori per una motivazione accademica, avere nel curiculum un anno a Stanford o Berkeley.

DAL BOOM AI TAGLI – Alla Marconi ero direttore ufficio acquisti per Nordamerica, un budget di centinaia di milioni di dollari all’anno. All’epoca c’erano 56mila dipendenti di cui 4.000 in America. Una crescita cosi’ veloce che la struttura aziendale non era adeguata. Ho vissuto gli anni piu’ difficili, arrivando a bolla gia’ pronta a scoppiare… Ho dovuto affrontare per esempio la cultura del licenziamento: in America sai che puoi essere licenziato in qualsiasi momento. Nel frattempo pero’ come professionista avevo un mercato. Ed ho trovato un altro posto, alla AnsaldoBreda. Obiettivo: rilanciare l’azienda, per tutto il 2005. Poi la nuova sfida a San Francisco.
Vendiamo treni per metropolitane, come in Italia. Vendita e manutenzione, per ora, in futuro anche produzione. Abbiamo gia’ due fabbriche a Boston (in chiusura) e Pittsburg California… per servire San Francisco e Los Angeles. Un centinaio di dipendenti, fatturato di decine di milioni di dollari… Nel piano di sviluppo anche l’obbiettivo di realizzare qualcosa di particolare che non e’ stato fatto in Italia.

MENTALITA’ SUL LAVORO – Ci sono differenze abissali, nella mentalita’ sul lavoro, tra Stati Uniti e Italia. A partire dal valore del tempo. In America, una riunione alle 8 inizia alle 8 e se e’ fissata un’ora di durata, un’ora dura. Hai un’agenda con i punti da trattare. Se non si raggiunge un accordo, ci si rivede un altro giorno per continuare, e non si tira invece per le lunghe. Perche’ magari dopo c’e’ un’altra riunione e puo’ essere piu’ produttivo fare cosi’… C’e’ un valore del tempo ed il rispetto per quello degli altri…

GERARCHIA E CONTRIBUTI – In Italia la gerarchia nella catena di comando si sente moltissimo. Se in una riunione sei col tuo capo o il capo del tuo capo, lui parla, tu parli solo se interpellato. In America invece c’e’ un senso di rispetto ma se il tuo capo dice qualcosa di sbagliato, puoi farglielo capire anche nel corso della riunione e lui non si offende, Questo e’ un concetto di un’importanza straordinaria… In quante milioni di riunioni magari il 10% di quegli errori potevano essere evitati se l’ultimo ingegnere avesse potuto dire la sua? Questo fa parte di valori fondamentali in America: certo c’e’ chi guadagna di piu’ ma tutti contano… in Marconi ogni due mesi c’era un evento, Town Hall, l’amministratore delegato fa una presentazione tutti sono presenti o collegati, alla fine chiunque poteva intervenire e a volte porre domande imbarazzanti. Una volta, uno si e’ alzato dicendo che i gabinetti del suo ufficio erano costantemente sporchi. L’amministratore delegato non si e’ messo a ridere ma gli ha risposto seriamente che il giorno dopo avrebbe chiamato il responsabile per chiedere spiegazioni. E nessuno ha riso. Perche’ di fondo c’e’ un apprezzamento generalizzato delle idee degli altri. Si vuole dare un messaggio unificante, i manager devono poi implementare quello che l’amministratore delegato dice… e fai in qualche modo branding.

IN AZIENDA TUTTI SANNO – Le comunicazioni in azienda, sono un’altra enorme differenza tra l’Italia e Usa. Se chiedi in Italia a qualsiasi dipendente quali sono le indicazioni di lungo e medio termine nell’azienda in ci lavora… sai queste cose? Il piu’ delle volte penso che la risposta sia “no”, a differenza che in America. Dove tutti i dipendenti sono consapevoli dell’indirizzo che la loro azienda segue.

INTEGRITA’ DEI MANAGER – I manager di un certo livello in America hanno un concetto che si chiama integrity, che non e’ solo integrita’ di tipo morale (non si ruba, non si approfitta)… qui ha una valenza particolare di fairness: giudizio equilibrato in tutte le situazioni. Per un dirigente, non prendere le distanze dalla piaggeria o dalla ruffianata di un dipendente diventa dannoso. Ricordo un manger che aveva per amico un dipendente un paio di livelli piu’ sotto di lui, che approfitto’ di questa loro confidenza. Per un po’ il manager lo difese, poi dovette smettere: era a un livello tale, mi disse, che per quella protezione rischiava lui di essere licenziato, perche’ i vertici si erano accorti del suo occhio benevolo verso l’amico, non compatibile col suo ruolo.

MERITOCRAZIA – In alcune aziende italiane puo’ capitare che ci sia piu’ controllo “politico” e magari non si capisce come certi personaggi arrivano a certi livelli… qui la cosa e’ un po’ diversa. Puo’ capitare che un capo privilegi i fedelissimi, invece dei piu’ meritevoli. Ma poi alla fine rischia anche lui. Bob Nardelli amministratore delegato di Home Depot era considerato un manager imperatore, decideva tutto lui, imponeva i suoi uomini. Alla fine, il consiglio di amministrazione lo ha rimosso. Il sistema ha un meccanismo di rigetto per questi eccessi. Ma non e’ certo un sistema perfetto. Discriminazioni e mobbing esistono e sono diffusi, e’ capitato anche a mia moglie. Walmart ha un milione di dipendenti, ma donne, latini e di colore oltre ad un certo livello non vanno e solo dopo una class action hanno nominato dirigenti alcune donne.

REGOLE E RESPONSABILITA’ – Sul piano delle regole e delle responsabilita’, America e Italia sono due mondi distanti. Sulle regole qui non si transige. Anche quando diventano spietate. Sempre a Walmart, a una dipendente vittima di un grave incidente e ridotta quasi a un vegetale hanno negato il pagamento delle spese mediche: non erano previste nel contratto.
Allo stesso modo, se sei una persona che non ha mezzi per muoversi da New Orleans, quando si sa che sta arrivando l’uragano, resti e ci lasci le penne… gli indigenti sono rimasti ad aspettare… e la maggioranza non si e’ scandalizzata per la mancanza di aiuti umanitari o interventi preventivi da parte del governo ma per l’inefficienza e la negligenza di chi non ha svolto a dovere il suo compito nell’assistenza e nei soccorsi. Non sarebbe mai successo in Italia, dove di contro nessuno paga per lo scandalo spazzatura, cosa che qui sarebbe inammissibile. In Italia l’ambiente di lavoro e’ piu’ rilassato, anche se i manager italiani sono piu’ stressati per l’inefficienza del sistema. E nelle grosse aziende hai ancora la possibilita’ di mimetizzarti. Perche’ in Italia non si licenzia. Qui non e’ possibile. E non ci si scandalizza, se come accaduto poche ore dopo l’11 Settembre, la United Airlines ha licenziato migliaia a dipendenti.

CREATIVITA’ E PIANIFICAZIONE – Lenti e inesorabili nel mettersi nei guai, gli italiani se la cavano spesso con un colpo di genio all’ultimo minuto, un modo per risolvere i problemi in maniera creativa. Questa creativita’ viene loro riconosciuta e puo’ fare la differenza. Ma non tutte le volte hai il colpo di genio o la trovata, mentre qui c’e’ tutta una cultura sul pianificare, le date da rispettare senza transigere. Rispettare i piani, che in Italia sono fatti per esere disattesi, ti da’ vantaggi. “Mean what you say and do what you say”, diceva il mio capo alla Marconi. Quel che dici deve significare proprio quello. E quel che dici devi fare. Altrimenti, come John Kerry, vieni considerato uno che salta di qua e di la’, un flip flopper…

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