Da Padova alla Nasa: Cristina Dalle Ore astronoma tra galassie e sistema solare

 In Interviste e Incontri

Dall’Universita’ di Padova alla Nasa, passando per University of California e Harvard. Con una passione non proprio “da business”: l’astronomia.
Cristina Dalle Ore, trevigiana, prima “Italiana di Frontiera” di questo blog, oggi ricercatrice alla National Aeronautics and Space Administration, ha due consigli da dare ad una ragazza che volesse seguire la sua strada: prepararsi a lavorare due volte meglio degli uomini, non rinunciare ad inseguire le proprie passioni, usando Internet come porta d’accesso. Per conoscere quello che c’e’ nel mondo sul proprio argomento di studio preferito. E per contattare direttamente e senza timori reverenziali i massimi esperti mondiali in materia. Pronte all’occorrenza a partire.

Cristina Dalle Ore

Cristina Dalle Ore

DA PADOVA IN CALIFORNIA – Sono nata a Treviso, ho studiato all’Universita’ di Padova, dove all’ultimo anno di Astronomia, chiesi al mio professore Francesco Bertola, uno dei grandi studiosi di galassie, di fare la tesi all’estero.
Volevo avere una carta in piu’ rispetto ai miei compagni: i laureati in astronomia sono pochi ma i posti pochissimi. In piu’ Luciano che poi ho sposato, era gia’ a Stanford, e mi faceva piacere raggiungerlo…
Bertola mi mando’ proprio all’Universita’ di California, da Sandra Faber, una professoressa che era uno degli scienziati piu’ prestigiosi in astronomia, con tutte le raccomandazioni di un padre… Una settimana prima della partenza, venni convocata, il professore deluso mi disse che ormai partivo solo perche’ aveva dato la sua parola e che delle donne non ci si puo’ mai fidare… una mia compagna era andata a dirgli che volevo soltanto raggiungere il mio ragazzo!  Io non negai che lui fosse li’. Ma ho altre motivazioni, dissi.

PARTIRE DA ZERO – Era il gennaio 1982, non dimentichero’ mai quel primo week end in California. Luciano venne a prendermi all’aeroporto. Poi mi diede una vecchia Rabbit ed una cartina per arrivare da Palo Alto a Santa Cruz…. e partii. Io parlavo un inglese come gli indiani nei film: “io andare..io mangiare…” e col computer, avevo solo scritto a Padova “Hallo world” con un programma in Word.. ma non mi sono abbattuta, ed ho e cominciato a lavorare. Dormivo poco, alla sera un mal di testa assurdo… e facevo solo astronomia. Il mio inglese e’ migliorato solo grazie alla tv e alla pazienza di professori e di studenti. Il linguaggio della scienza e’ comune, avevo capito cosa dovevo fare, avevo una strada e mi affascinava.
La tesi di laurea fu un progetto di ricerca in parte pubblicato, sulla metallicita’ nelle galassie ellittiche, uno studio di spettroscopia fatto senza sapere quasi nulla di atmosfere stellari e spettroscopia.
Sei mesi di lavoro da pazzi ma i risultati potevano stare in qualcosa di simile a una tesi. A luglio tornai in Italia per completare e tradurre. Con una lettera della professoressa che diceva che avevo fatto un lavoro eccezionale, superando barriere di lingue, imparando a programmare e completando il progetto in un tempo limitato.. e raccomandandomi di fare domanda per il Phd a Santa Cruz.  Per me e’ stato un motivo di rivalsa, rispetto alle compagne. E il professore era  felicissimo…

HARVARD ALL’IMPROVVISO – Sono tornata in California, mi aveva chiamato anche Stanford ma ho detto no per seguire la professoressa di Santa Cruz. Dopo due anni, stavo scegliendo la tesi, ancora su spettroscopia e modelli di atmosfere stellari, quando Luciano ebbe un’offerta di lavoro a Boston. Era il 1987, non volevo andarci. E invece la professoressa di Santa Cruz entusiasta mi raccomanda a due professori di Harvard! Ho iniziato a lavorare li’ alla mia tesi, con due relatori agli antipodi. Per uno era fondamentale l’osservazione al telescopio, l’altro era un teorico per eccellenza.

AD UN PASSO DAL MOLLARE TUTTO – Otto anni per finire la tesi, dopo due o tre credevo che non sarei mai arrivata da nessuna parte. Uno mi diceva una cosa, l’altro il contrario. Un giorno di disperazione ho camminato da Harvard al Mit, sono andata al dipartimento di  architettura ed ho chiesto un programma per trasferirmici… invece ho finito la tesi, nove ore prima della nascita di Giuseppe, secondo dei miei tre figli…, ed alla laurea sono andata con lui che aveva pochi mesi.

ARRIVO ALLA NASA – Quando Luciano ha annunciato che doveva tornare in Calfornia, ho chiamato una compagna che a Santa Cruz aveva avuto molta pazienza…. ora lavorava alla Nasa e lei mi ha detto: perche’ non vieni qui… voleva dire mollare le galassie per il sistema solare…
La mia fortuna e’ stata di aver lavorato con gente di altissimo livello. Il colloquio l’ho fatto con suo marito Dale Cruikshank… ancora oggi il mio capo. Non solo persone eccezionali,  ma di pazienza rara e capacita’ straordinarie. Estremamente gentili, e’ facile lavorarci assieme, lasciano un sacco di flessibilita’. Ora loro sono al quartier generale Nasa a Washington.

ARCHEOLOGIA DEL SISTEMA SOLARE – Oggi lavoro soprattutto sullo studio dei  bordi del sistema solare, per capire la composizione chimica del sistema e la sua storia. Ci interessa perche’ e’ cosi’ lontana dal Sole che speriamo sia meno contaminata dagli ultravioletti. Speriamo di riuscire a individuare gli elementi primordiali che hanno formato il sistema solare. E’ come guardare alla sua preistoria, una sorta di archeologia del sistema solare, in oggetti  che sono a 40 volte la distanza tra Terra e Sole. Sono solo gigantesche rocce, c’e’ bisogno di telescopi potentissimi.
Quando la luce si riflette su un corpo, porta con se’ l’impronta di quella che e’ la composizione del corpo stesso. E’ studiando questa luce attraverso modelli computerizzati che  si determina la sua composizione, visto che diversi materiali riflettono la luce in modo diverso.

SCIENZIATO E DONNA – Mi ha aiutato molto aver lavorato per anni con una donna. “Cristina ricordati sempre che essendo una donna, non devi fare bene. Devi fare due volte bene rispetto agli uomini”. Aveva ragione, devi essere una persona molto aggressiva.  Io ho fatto compromessi perche’ ho scelto di avere figli, rinunciando alla carriera accademica, anche se insegno sporadicamente all’Universita’. Ho un sacco di interessi: mi piace fare mosaici, disegnare, cucinare, giardinaggio. Mentre la carriera accademica e’ molto sacrificata e se l’avessi seguita non sarei stata cosi’ felice. Uno dei pochi rimpianti che ho e’ di non abitare piu’ vicina al mio Paese.

SCIENZIATE ITALIANE – In Italia ho amiche che vedo regolarmente ai meeting internazionali. Sono un gruppo di persone molto piacevoli, collaborano. Gli italiani in astronomia sono un gruppo molto affiatato ed estremamente intelligente e molto rispettato. Purtroppo, le risorse in Italia non sono abbondanti e questo a volte e’ frustrante, per questo gli italiani devono andare all’estero…

CONSIGLI A UNA STUDENTESSA ITALIANA – A una ragazza italiana che oggi volesse seguire il  mio percorso direi prima di tutto che  se non e’ disposta a spostarsi all’estero, il mio non e’ l’esempio giusto. Direi di cercare di costruirsi un contatto. Andare su Internet, individuare il campo dell’astronomia che piu’ appassiona e nel quale si vorrebbe lavorare. Leggere il piu’ possibile sul web, che rappresenta una porta sull’astronomia aperta a tutti. E una volta individuato questo campo, iniziare a mandare email a professori e scienziati autori degli articoli che piu’ hanno colpito, proponendo loro di collaborare. Puo’ andar male come bene. Magari non alla prima volta… ma questo e’ il modo migliore. L’anno scorso il mio capo mi ha presentato una ragazzina di una scuola superiore del Montana, che l’aveva contattato cosi’, per partecipare alle  Science Fairs. Oggi lei sta finendo le superiori e grazie alla sua ricerca e’ stata gia’ accettata a Stanford.

Post suggeriti
Comments
  • Paolo
    Rispondi

    Bella storia Cristina…Roberto alcuni donne: Luisa Bozano, genovese, fisico delle nanotecnologie a IBM Almaden il 20 maggio sarà a Torino per la nostra conferenza ( non ha ancora 40 anni); Gina Bianchini (under 40) americana di origini IT Ceo di Ning il nostro Sw base del social network; Kim Polese , grande amica di Jeff, inventrice di Java in Sun ora Spykesource. Parlando di scienza c’è un guru dei terremoti a Stanford, Biondo Biondi, grande amico di Flavio Bonomi, capo ricerca Cisco, valtellinese che la tua amica Cisco conoscerà…persona speciale da conoscere

Leave a Comment

Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

Illeggibile? Cambia il testo. captcha txt

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca