Christiana Rattazzi, manager dell’ambiente a poco piu’ di vent’anni

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Christiana Rattazzi

Christiana Rattazzi

Ad appena 22 anni, al primo impiego, un posto di responsabilita’ in un’azienda innovativa come SunPower, nel campo dell’energia solare.

La storia professionale iniziata da poco di Christiana Rattazzi, nata negli Usa da famiglia italiana, e’ un esempio dell’intraprendenza e della straordinaria versatilita’ della Bay Area. Capace di puntare su persone dotate, valutandole in base alle loro potenzalita’, senza pregiudizi di sesso e nemmeno di eta’.
Figlia di un veterano di Silicon Valley e imprenditore seriale, Gianluca, (e’ stato tra i primi protagonisti di Italiani di Frontiera, in questo post), dal padre Christiana ha ereditato anche la passione per l’automobilismo. Oltre a quella per le sfide.

GLI STUDI – Mi sono laureata in Neuroscienze e Biologia comportamentale alla Emory University nel maggio 2007, ottenendo anche il premio Wall of Fame, riconosciuto allo studente che ha dato il maggior contribuito all’Universita’ in termini di leadership ed esempio.
Dopo il primo grado, pensavo di frequentare medicina, che a differenza che in Italia costituisce un secondo grado di laurea. Ma mentre preparavo gli esami di ammissione mi sono accorta che i miei interessi stavano orientandosi verso un’altra direzione. Il fatto di parlare quattro lingue, avere una cultura europea e americana, essere interessata al mondo imprenditoriale e saper gestire persone (come avevo fatto all’Universita’ con club e attivita’ studentesche) mi ha indotto a tornare sulla decisione di studiare medicina, per tentare la strada dell’impresa.

IL LAVORO – Ho iniziato a fare colloqui per posizioni di marketing connesse al mio campo (sanita’ e biotecnologie) ma sono arrivata ad un’azienda di punta nel campo dell’energia rinnovabile, SunPower.
Impressionata dalle conseguenze planetarie della crisi petrolifera e dell’effetto serra, ho capito che ci sono aziende che fanno di questi problemi energetici e ambientali la propria missione primaria. Ed ho capito che come con medicina, anche con SunPower mi sarei occupata di migliorare la qualita’ della vita delle persone e delle future generazioni. In piu’ la qualita’ delle persone incontrate li’ ed il fatto che l’azienda, lanciatissima (vendite decuplicate fra 2005 e 2007) avesse una grossa percentuale di attivita’ in Europa mi hanno fatto propendere per questa strada.

PUNTARE IN ALTO – Mi avevano offerto un primo impiego nel marketing ma volevo mettere alla prova le mie capacita’ ad un livello maggiore di responsabilita’. Cosi’ mi sono proposta per un posto di Creative Services Manager (che inizialmente non era disponibile per un neoassunto) ma alla fine, dopo prove e colloqui, l’ho ottenuto. Nel dipartimento di Corporate Marketing, lavoro con clienti interni ed agenzie esterne per realizzare prodotti innovativi adatti all esigenze di questi interlocutori. Sono estremamente riconoscente a questa societa’ che mi ha dato fiducia, e anche se l’orario e’ pesante ed i compiti gravosi, sono molto soddisfatta di quanto realizzato e delle sfide future, mentre l’azienda continua a crescere a rotta di collo. SunPower ha anche aperto una serie di uffici in Italia, attraverso una recente acquisizione, e potrebbe essere un’opportunita’ per contribuire a ridurne la dipendenza dal petrolio.

RADICI E VALORI – Ho viaggiato molto e mi sento cittadina del mondo, a proprio agio in qualsiasi posto mi trovi, in particolare in Europa e Usa. E credo che i miei genitori abbiano cresciuto me ed i miei fratelli con i valori migliori offerti dall’Italia e dagli Stati Uniti. Penso che il mondo si stia muovendo nella giusta direzione verso un’uguaglianza fra uomini e donne, anche se rimangono ancora delle disparita’. Ci sono sempre piu’ donne in posti di responsabilita’ dalla politica all’impresa negli Usa. E credo che l’Italia stia procedendo nella stessa direzione.

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Showing 2 comments
  • Francesca
    Rispondi

    Interessante testimonianza, un bel mix di intraprendenza, ottimismo e fortuna (ci vuole anche quella, no?). condivido tutto tranne l’ultima frase. Francamente, di passi avanti in Italia sul fronte della valorizzazione professionale delle donne ne vedo pochini. Nel nostro caso, il “soffitto di vetro” che pare bloccare l’ascesa professionale del gentil sesso un po’ ovunque, in Italia è un soffitto di acciaio inossidabile.

  • Roberto Bonzio
    Rispondi

    Grazie Francesca.
    Temo tu abbia ragione e che l’immagine che ha Christiana dell’Italia sia condizionata dalla sua postiva carica di ottimismo.
    Agli amici che hanno commentato via mail (per favore, fatelo qui nel sito, grazie!) circa la parentela illustre di Christiana, figlia di un imprenditore di successo, vorrei dire che il mondo non funziona con criteri italiani. Ha pregi e difetti diversi.
    Il ragionamento per i nostri parametri non fa una grinza. Li’ negli Usa non funziona.
    Il punto e’ che siamo abituati al fatto che parentele o conoscenze influenti non servano solo a favorire i contatti, cosa relativamente comprensibile, ma anche a prevalere sul merito per ottenere opportunita’ e posti.
    Li’ non solo le scelte sono basate rigorosamente sul merito (ovvio che ci siano errori o talenti incompresi…) ma non c’e’ familismo. In un sistema per di piu’ in cui gli accessi sono molto piu’ facili. A posti e persone.
    Mica il paradiso intendiamoci. Ma non si prende nemmeno in considerazione l’idea di assumere in un’azienda uno perche’ e’ figlio di… specie con ruoli di responsabilita’.

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