Barbara Rosario, da Trieste a Berkeley con Intel studiando come “parlare” con i computer

 In Interviste e Incontri

Dall’amarezza per l’ipocrisia dei concorsi affrontati in Italia alle opportunita’ straordinarie trovate negli Usa. Dove lavora oggi ad un progetto ambizioso:  far “comprendere”  alle macchine il linguaggio umano,  al punto di renderle capaci di riassumere un discorso.

“Testimonial” di Italiani di Frontiera in video sin dalle prime presentazioni multimediali, Barbara Rosario, triestina, ricercatrice di Intel a Berkeley, arriva ora anche sul blog IdF. Parlando di ricerca d’avanguardia, universita’ e ruolo delle donne nell’hi tech.

BAMBINA APPASSIONATA DI PROBLEMI – Sin da piccola m piaceva risolvere piccoli problemi, geometria e matematica. Risolvere tecnicamente dei problemi ed è un po’ quel che sto facendo ora. Avere un problema e risolverlo con un programma. Sono di Trieste e sono negli Usa dal 1997. Ho fatto un dottorato a Berkeley e dopo un anno al Mit ora sono ricercatrice scientifica a Intel. Qui faccio ricerca applicata. In particolare, mi occupo di costruire interfacce vocali, cioè di algoritmi che comprendono automaticamente il linguaggio naturale sia scritto che parlato. E negli ultimi tempi mi sono occupata in particolare di riassunti automatici. Per interfaccia vocale si intende un sistema che faccia il riconoscimento della voce e l’analisi di quello che dice per capirne l’intento. Mi occupo in particolare di interfaccia per piccoli portatili, per arrivare a realizzare un nuovo modo per interagire. I portatili hanno tanti vantaggi, sono leggeri e personalizzabili ed hanno molte capacità ma e’ difficile leggerci e scrivervi…

AMAREZZA DEI CONCORSI IN ITALIA – In Italia avevo fatto un concorso per andare all’estero per sei mesi. E arrivai quarta. C’erano tre posti disponibili e la cosa che mi fece molto male fu che un professore del mio dipartimento che mi disse: “Ma cosa ti aspettavi era ovvio, i posti erano già tutti assegnati”. L’ipocrisia di fare un concorso, doversi preparare in scritto e orale per qualcosa che era già stato stabilito non mi piacque, nemmeno l’essere trattata come una stupida perche’ mi aspettavo qualcosa da questo concorso mentre invece era gia’ tutto stabilito.

OPPORTUNITA’ NEGLI USA – Conobbi quello che e’ poi diventato mio marito ad una sua conferenza in cui rimasi incantata. Lui lavorava a Cambridge, Boston, e vidi sul web che c’era un professore lì che faceva quel che facevo io. Andai a trovarlo e gli raccontai della mia ricerca e mi disse: ok, comincia col mio gruppo. E dopo pochissimi giorni iniziai a lavorare al Mit.

Permise a me di lavorare li’ ed imparare moltissimo, e a lui di trovare qualcuno che lavorasse su quel che faceva. Ed ero pagata, benino. Incredibilmente facile, mi piacque molto la flessibilità’, la disponibilita’ e l’apertura di questo posto.

IL LAVORO A INTEL – Sono stata piacevolmente sorpresa da Intel che e’ una grande azienda, facciamo ricerca applicata all’interno dell’azienda ma ci da’ tantissima liberta’ intellettuale. Ho cambiato tre progetti in due anni. L’ultimo, un giorno andai a parlare … io dissi: propongo questo progetto: che ne pensate?  Mi dissero ok, fai. E quindi c’e’ molta flessibilita’, molta fiducia anche nelle persone, nei ricercatori, nelle loro idee creative. E flessibilita’ nel cambiare direzione di ricerca.

Lavoro di ricerca vuol dire fare articoli, scriverne, preparare prototipi, Un lavoro abbastanza solitario, spesso da casa… il bello che hai a disposizione tutta questa compagnia, di risorse gente molto preparata, se vogliamo possiamo andare a parlare con chi fa altre cose e siamo incoraggiati a fare progetti con altre persone, abbiamo la possibilita’ di fare ricerca accademica o piu’ applicata nell’azienda e sta a noi scegliere la combinazione e andare a parlare da persone all’interno di Intel c’e’ moltissima liberta’ intellettuale, che a volte disorienta, visto che ci sono così tante possibilita’ che non e’ facile scegliere cosa fare.

DONNE E HI TECH  – A me è mancata una figura-madre, in questo ambiente tecnologico ho pochissime figure di riferimento, nel mio gruppo c’e’ un’altra donna ma sono stata a lungo l’unica donna e questo comporta delle difficolta’ pratiche e psicologiche. Una figura di riferimento sarebbe stata d’aiuto, in un ambiente molto maschile. E ora mi stanno chiedendo a Berkeley di incontrare ragazze giovani e e parlare delle difficoltà che una donna incontra in questa carriera. Spero di poterle aiutare ed incoraggiare.

UNIVERSITA’ ITALIANA COMPETITIVA- La preparazione italiana e’ molto valida, la grande differenza che ho notato e’ che in Italia si tende di meno a far domande ai professori e ad essere creativi. Qui anche da come sono strutturati i compiti, bisogna esser capaci di dire cose nuove, essere creativi piu’ che a ripetere quel che si e’ imparato. Qui tutti fanno domande, come tra colleghi. In Italia non si facevano mai domande. Qui un ruolo molto piu’ attivo negli studenti magari sanno meno teoria ma fanno piu’ cose.

ERRORI – L’errore che faccio spesso e’ di cadere in quest’idea che non si puo’, che e’ difficile, perche’ dovrei riuscirci io e non gli altri. Spesso penso questo. Le volte invece in cui non o fato cosi’ e mi sono buttata, ho proposto ed ho fatto sono le volte in cui ho avuto piu’ successo. La gente e’ disponibile ad aiutare ed e’ sempre una buona idea di provare a fare le cose.

CONSIGLI AGLI STUDENTI – Provare l’esperienza all’estero, ho fatto l’Erasmus. Tanti miei amici hanno fatto un dottorato qui, sono venuti facendo la tesi, hanno trovato un contatto, si sono fatti conoscere e poi hanno continuato qui. Dunque partire venire, ora col web si puo’ sapere tutto di tutti, cercare chi fa le cose che interessano. Mandare email e contattare, e non aver paura di contattare direttamente magari con qualche proposta di progetto. Trovare la persona giusta, magari dire: posso venire a fare un po’ di ricerca in estate anche senza essere pagati?

L’IDEA MIGLIORE – L’idea migliore che ho ho avuto, spero sia quella su cui sto lavorando, cioe’ l’analisi del linguaggio naturale sui portatili, usando dati sensoriali che possono dare informazioni su contesto. Per esempio, se sto viaggiando verso l’aeroporto, come posso utilizzare queste informazioni per aiutare l’analisi di quel che sto dicendo, per varie applicazioni automatiche come le traduzioni o le ricerche sul web?

L’AMBIENTE DI SILICON VALEY – Vivendo qui nella Bay Area ho conosciuto un sacco di persone intelligenti energetiche e preparate che si mettono anche sempre in gioco, cambiano spesso lavoro, hanno idee, persone molto dinamiche mentalmente ed e’ incredibile quante persone intelligenti ed interessanti ci siano …

PREVISIONI – Credo che tra qualche anno avremo tutti in tasca un piccolo computer che potra’ fare moltissime cose, sempre collegato a Internet, col quale sara’ piu’ facile interagire, spero grazie a queste tecnologie di analisi del linguaggio naturale. Potremo parlarci, avere una traduzione simultanea, avere un computer che all’estero parla per noi. Un miniagente in tasca.

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